LAV MODENA
1.Come vi vestite e quali sono gli oggetti e gli accessori che scegliete?
Non esiste un look vegan. Quello che ci accomuna è solo la scelta etica. Fortunatamente, nella moda di oggi non c'è che l'imbarazzo della scelta: dalle borse di Mandarina Duck che hanno fatto tendenza lanciando il prodotto realizzato con tessuto alle scarpe di Vegetarian Shoes (disponibili al sito www.vegetarian-shoes.co.uk) nate appositamente per soddisfare le esigenze degli animalisti. Realizzate in materiali confortevoli, traspiranti a prova di pioggia e indistruttibili. Fra questi Vegetan e Lorica (prodotta in Italia), materiale utilizzato anche nell'industria dell'arredamento per divani e per gli interni di automobili. Il pile, caldo e morbido (non pizzica!) indispensabile in un abbigliamento sportivo ha reso caldo l'inverno dei vegan. Quello utilizzato da Patagonia per realizzare maglioni deriva materiali innovativi e dal riciclo delle bottiglie di plastica. I tessuti "man-made" ottenuti in laboratorio sono ingualcibili e piacevoli al tatto, vantano qualità antistress, sono traspiranti e antibatterici e il loro utilizzo è vantaggioso rispetto alle fibre di origine animale: il Fibrefill, che sostituisce le piume per i giacconi invernali, li rende superiori per praticità e prestazioni. L' Alcantara, la ciniglia di cotone, la viscosa rendono la vita facile ad animali e vegan.2. Perché NO alla pelle?
La pelle viene generalmente considerata un sottoprodotto dell'industria della carne ma giudicando dall' enorme giro d'affari che essa muove non può essere definito un prorotto di secondaria importanza. La pelle è in stretto collegamento con l'industria della carne e del latte. Se si smettesse di mangiare la carne di animali la loro pelle non sarebbe disponibile per farne scarpe, borse, divani. Ma se si smettesse di usare la pelle il mercato della della carne ne risentirebbe. L'unico modo per rompere questo ciclo di sofferenza è di smettere di mangiare carne e di usare pelle (Animal Amnesty, 1994).3. Perché NO alla lana?
L'allevamento. La lana fa parte di quei prodotti che a prima vista non sembrano particolarmente cruenti, ma come in tutti gli altri casi di prodotti animali, lo sfruttamento e la sofferenza sono una costante, determinati dalla costante ricerca del profitto. La maggior parte della lana, a livello mondiale, proviene dalla Australia; essendo un mercato grande e proficuo, le greggi sono composte da migliaia di pecore, e quindi, come diretta conseguenza, l'attenzione per le necessità ed i problemi del singolo animale diventa anti-economico. Come negli altri tipi di allevamenti intensivi, un alto livello di mortalità, soprattutto nelle prime settimane di vita, viene considerato normale, ed è compensato economicamente appunto dal gran numero di animali presenti nel gregge. Per gli animali sopravvissuti, la vita nel gregge non è facile. Poche settimane dopo la nascita, vengono tagliate le code, senza anestesia, e per gli agnelli si procede alla castrazione (anch'essa praticata quasi sempre senza anestesia). In seguito, si procede con un'altra barbara mutilazione, che consiste nello strappare ampie strisce di pelle dalle zampe posteriori, attorno alla zona dell'ano. In Australia, la razza di pecore più comunemente allevata è la merinos, appositamente cresciuta con la pelle grinzosa, cioè dotata di molte pieghe, grazie alle quali la lana prodotta è maggiore rispetto ad una pecora normale. Questo sovraccarico innaturale di lana causa spesso problemi durante i periodi più caldi, poiché gli animali sono sfiniti dalla calura, e nelle pieghe della pelle si accumulano facilmente urine e feci. Sono quest'ultime che attirano le mosche a deporre le loro uova, causando notevoli problemi agli animali quando nascono le larve. Ed è appunto per cercare di prevenire questo che gli allevatori strappano larghi brandelli di pelle alle pecore; nonostante ciò, spesso le mosche arrivano a deporre le uova sulle ferite sanguinanti, prima che abbiano il tempo di guarire. Benché ci sia il sospetto che questa pratica possa causare la morte di più animali di quanti non ne salvi, la pratica di questa barbara mutilazione continua. La tosatura. La tosatura è spesso una attività violenta. Le pecore vengono tosate in primavera; i tosatori vengono usualmente pagati per volume e non per ora, e questo significa che lavorano il più veloce possibile, usualmente senza la benché minima cura per l'animale. Inoltre, risulta molto importante il momento in cui viene effettuata la tosatura, dato che se viene fatta troppo tardi si perde lana, e quindi soldi; perciò, nell'affrettarsi generale, ogni anno un gran numero di pecore muore perché esposta alle intemperie dopo una tosatura prematura. Infine, mostrando ancora una volta la perfetta analogia con gli altri tipi di allevamento moderni, le pecore, quando iniziano a diventare "improduttive", vengono immediatamente mandate al macello per essere sostituite con animali più giovani e redditizi. è inutile sottolineare come prima di arrivare al macello, le pecore siano quasi sempre costrette ad un lungo ed estenuante viaggio, durante il quale spesso non hanno neanche la possibilità di bere e mangiare; inoltre si deve anche tener conto che le pecore sono animali timidi per loro natura, e si spaventano facilmente, per cui soffrono molto dello stress del viaggio, oltre di quello causato dalla vita nell'allevamento.4 . Perché NO ai piumini e alla seta?
I piumini. Le piume per le imbottiture vengono strappate senza anestesia alle oche. Queste vengono prese per il collo e poi legate per le zampe o semplicemente immobilizzate tra le ginocchia dell'addetto. Una volta terminata l'operazione, la pelle delicata dell'oca, terrorizzata e dolorante, viene spolverata di disinfettante fino al prossimo spiumaggio. Lo spiumaggio inizia all'età di otto settimane e di solito viene ripetuto ogni due mesi per ancora due o tre volte. Dopo di ché l'oca viene uccisa per la carne d'oca o alimentata forzatamente e poi uccisa per produrre paté de foie gras. Una parte di piume deriva invece dall'uccisione delle oche. Ma a prodotto finito è impossibile sapere se il piumaggio viene da oche vive o morte. Poco cambia per un consumatore etico che non comprerebbe comunque un prodotto che comporta la sofferenza o l'uccisione di animali. La seta. Anche la seta è un prodotto della morte. La seta deriva dal bozzolo di una farfalla; occorrono 1500 bachi per fare 100 grammi di seta. Per impedire che il baco possa uscire dal bozzolo mangiando la parete e quindi rompendo i fili di seta, le larve sono uccise con l'ebollizione, oppure nel forno a microonde.5. Ma come possiamo sapere cosa c'è dentro i prodotti?
Leggendo attentamente le etichette e informandoci possiamo evitare di acquistare prodotti insospettabili che contengono invece componenti di origine animale. Per fare qualche esempio: le pellicole fotografiche contengono gelatine animali, molti contraccettivi sono testati su animali o contengono sostanze animali, la birra e il vino possono essere prodotti con l'uso di sostanze animali, le candele vegan sono solo quelle di paraffina...6. Per i cosmetici, i prodotti per la cura della persona e la pulizia della casa cosa acquistate?
L'acquisto di cosmetici, prodotti per la cura della persona e la pulizia della casa vegan è resa difficilissima (in alcuni casi impossibile) dal fatto che per legge tutte le nuove sostanze chimiche sono sottoposte ad alcuni test generici su animali (LD 50) e che in funzione del loro uso specifico vengono in seguito sottoposte ad ulteriori test (Draize test). Per quanto riguarda i cosmetici e i prodotti per la cura della persona (saponi, bagnoschiuma, shampoo) la stragrande maggioranza dei prodotti finiti non è testato su animali perché non è obbligatorio per legge e poche ditte vogliono buttare via soldi in prove che sanno benissimo essere prive di rilevanza scientifica. Chi scrive sulla confezione "Prodotto finito non testato su animali" non dice nulla di particolarmente interessante: quello che conta sono gli ingredienti: dal 1976 ad oggi qualunque nuova sostanza chimica deve essere testata su animali per fornire alle autorità competenti un profilo tossicologico. Tutti i test (compresi l' LD 50, il Draize test cutaneo, oculare e i test di fototossicità o cancerogenicità) comportano sofferenze terribili per gli animali utilizzati. Ciò non toglie che le industrie chimiche e cosmetiche non abbiano mai mosso un dito per richiedere una modifica delle normative, almeno fino a quando l'opinione pubblica non ha cominciato a rendersi conto della situazione e a protestare. Non ci resta che continuare a boicottare tutti i prodotti che fanno uso di ingredienti obbligatoriamente testati su animali. Per far capire ai produttori e ai politici che non accettiamo questa normativa, affinché le leggi e le direttive comunitarie che impongono tali test vengano abrogate o modificate. Questo approccio fino ad ora ha funzionato: le pressioni dell'opinione pubblica sui produttori e sui governi stanno sortendo l'effetto desiderato. L'Inghilterra ha vietato questi test e nel prossimo futuro l'Unione Europea probabilmente farà altrettanto. In Italia BWC (Beauty Without Cruelty), Lakshmi e Pure Plant usano solo ingredienti della positive list e quindi introdotti prima del 1976. Una guida utile per orientarsi negli acquisti di prodotti più largamente diffusi sul mercato l'ha redatta la LAV-EAR (Lega Antivivisezione-Europe for Animal Rights). I fabbricanti inclusi in questa lista garantiscono di non usare più nuovi ingredienti (dal 1992) finché non verrà cambiata la legge evitando di incrementaere il numero di animali vivisezionati. I prodotti attualmente disponibili in Italia sono:7. Anche i prodotti per la casa sono testati?
Per quanto riguarda i prodotti per la casa (detergenti per piatti, panni, mobili, vetri e pavimenti), la legge impone l'obbligo di testare su animali gli ingredienti (così come qualunque altra nuova sostanza chimica, a prescindere dal suo futuro uso) ma non i prodotti finiti. Quasi tutti i test di tossicità fanno uso di animali. Viene comunemente usata l'LD 50 per la valutazione della tossicità acuta o i test di cancerogenicità. Chi vuole acquistare in modo responsabile dovrebbe preferire i prodotti più vecchi a quelli più nuovi che più probabilmente contengono sostanze nuove la cui introduzione sul mercato ha ulteriormente incrementato il numero di animali usati nella vivisezione.8. Con la nuova legge dell'UE i test su animali saranno abrogati?
La direttiva UE non abolirà tutti i test: abolirà i test su animali per i cosmetici ma non abolirà i test di tossicità generici (come l'LD 50) per i nuovi prodotti chimici. Questo significa che qualunque nuova sostanza chimica (inclusi i nuovi ingredienti dei futuri cosmetici e detergenti) che verrà introdotta sul mercato verrà testata comunque su animali. Con la nuova legge potremo evitare che, anche qualora questa sostanza dovesse entrare nella composizione di un nuovo cosmetico, essa venga sottoposta ulteriormente alla sperimentazione su animali specifica per i cosmetici (come il Draize test).9. Se vi ammalate come vi curate?
Ogni farmaco allopatico è sperimentato sugli animali e quindi ogni passo avanti della medicina allopatica significa sperimentazione animale e vivisezione. Dai trapianti alle ricerche per sconfiggere il cancro è tutto a scapito degli animali: cani, gatti, scimmie, pesci, conigli, topi... Un vegan cerca di prevenire le malattie ad esempio con l'alimentazione e utilizza quasi sempre metodi di cura non cruenti come i fiori di Bach o l'omeopatia minerale e vegetale. Ma può capitare di non avere alternative e contro voglia comunque ci curiamo con quello che allo stato attuale è disponibile. Ci battiamo per una ricerca diversa rispettosa delle altre specie, per lo sviluppo di metodi nuovi e meno barbari. Auspichiamo che, soprattutto le nuove generazioni, grazie anche alla legge sull'obiezione di coscienza alla sperimentazione animale, si muovano in una direzione che favorisca il benessere di ogni essere vivente, e vada oltre lo specismo.